Stop alle etichette di prodotti poco chiare ed affidabili e basta con l’uso di indicazioni ambientali generiche come “rispettoso dell’ambiente”, “rispettoso degli animali”, “verde”, “naturale”, “biodegradabile”, “a impatto climatico zero” o “eco” senza prove concrete a supporto. È questo uno dei principali tasselli dell’ultimo provvedimento approvato dal Parlamento Europeo che dovrà ancora passare il vaglio della Commissione. Nell’ambito della Green Claims Directive, che intende contrastare l’ambientalismo di facciata, verrà regolamentato anche l’uso delle etichette di sostenibilità e saranno autorizzati per il futuro solo marchi di sostenibilità basati su sistemi di certificazione approvati o creati da autorità pubbliche. Vietate inoltre le dichiarazioni che suggeriscono un impatto sull’ambiente neutro, ridotto o positivo, a seguito della partecipazione a sistemi di compensazione delle emissioni (offset in inglese), come l’acquisto di crediti di carbonio volontari creati per esempio attraverso pratiche di piantumazione di alberi.

Nel mirino della UE oltre al greenwashing vi è anche la pratica di una obsolescenza (fine ciclo di vita) precoce dei beni e un’etichettatura migliore a favore della durabilità dei prodotti contro le dichiarazioni ingannevoli.

“Questa legge cambierà il quotidiano di tutti gli europei! Ci allontaneremo dalla cultura dello scarto, renderemo più trasparente il marketing e combatteremo l’obsolescenza prematura dei beni. Le persone potranno scegliere prodotti più durevoli, riparabili e sostenibili grazie a etichette e pubblicità affidabili. Soprattutto, le aziende non potranno più ingannare le persone dicendo che le bottiglie di plastica sono buone perché l’azienda ha piantato alberi da qualche parte — o dire che qualcosa è sostenibile senza spiegare come. Questa è una grande vittoria per tutti noi!”, ha affermato Biljana Borzan, membro del Parlamento Europeo.

Terminato l’iter di approvazione il testo definitivo del provvedimento sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e gli Stati membri dovranno recepire la direttiva nel diritto nazionale entro 24 mesi dalla data di pubblicazione.