In Italia sono circa 220mila le piccole e medie imprese che dal 2026 dovranno essere pronte a rispondere alle indicazioni della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e che al contempo dovranno adeguarsi ai requisiti di trasparenza, quindi di governance, della CSDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive), la direttiva che sarà adottata formalmente dall’UE entro la fine del 2024 e che mira a tracciare le catene di fornitura delle grandi aziende.

La piccola impresa nello Stivale spesso coincide con un’azienda a conduzione familiare, il che comporta una particolare attenzione alle questioni legate alla governance, aspetto fondamentale delle tematiche legate alla sostenibilità. Ma per essere sicuri di essere allineati con le best practice in ambito ESG, secondo la guida Small Business Sustainability Checklist dell’IFAC (International Federation of Accountants, federazione internazionale commercialisti) ci sono alcune azioni da mettere in campo e a cui dare priorità, con l’ausilio del commercialista di fiducia. Fra queste:

  • Valutare la composizione dei cda e l’inserimento di membri esterni ed interni all’impresa, perfezionando i sistemi di gestione, reporting, controllo e un codice di condotta per prevenire eventuali conflitti di interesse;
  • Predisporre piani di successione considerandone anche le implicazioni fiscali;
  • Creare un team che coinvolga dirigenti e dipendenti per le iniziative legate alla cultura interna sulla sostenibilità;
  • Valutare i progressi relativi agli obiettivi di sostenibilità sia interni che collegati a fornitori e clienti, fissando appositi Key Performance Indicators (KPI), punto di partenza per azioni necessarie alla transizione e tenendo anche in considerazione gli aspetti legati al riutilizzo e allo smaltimento dei prodotti;
  • Mettere a punto adeguati sistemi di gestione dei rischi, verificando anche l’esistenza di coperture assicurative;
  • Aggiornare i sistemi IT in modo da limitare problematiche legate alla privacy dei dati.