Uno degli strumenti utilizzati da governi ed aziende per favorire una transizione sostenibile e la riduzione di emissioni di CO2 è rappresentato dalle obbligazioni verdi o green bond, un mercato con un enorme potenziale di sviluppo (soprattutto in Europa che ne emette la gran parte), frenato tuttavia dai rischi di green washing e dall’assenza di uno standard di riferimento.

Infatti, pur con tassi di crescita esponenziali sin dal 2007 (e con volumi globali pari a 500 miliardi di USD nel 2021 che potrebbero raggiungere i 600 miliardi a fine 2023) i green bond rappresentano soltanto circa il 3-3,5% del totale delle emissioni obbligazionarie mondiali.

Dal febbraio del 2023 Parlamento e Consiglio Europeo hanno raggiunto l’accordo su uno standard che, lo scorso ottobre, ha portato all’approvazione di un regolamento (varato con 418 voti favorevoli, 79 contrari e 72 astensioni e concordato con i governi UE) con norme uniformi per gli emittenti che intendono utilizzare la denominazione “obbligazione verde europea” (European Green Bond o EuGB) per la commercializzazione dei loro titoli.

A fine novembre è stato quindi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale “il Regolamento (Ue) 2023/2631 del Parlamento Europeo e del Consiglio sulle obbligazioni verdi europee e sull’informativa volontaria per le obbligazioni commercializzate come obbligazioni ecosostenibili e per le obbligazioni legate alla sostenibilità”, ora pienamente operativo.

Per potere utilizzare il marchio EuGB, quindi, esistono degli obblighi di informativa, i cd formati modello, che riguardano la trasparenza sull’utilizzo dei proventi del titolo, la strategia per la transizione verde dell’impresa e il contributo di questa tipologia di investimenti a quest’obiettivo. Tali formati potranno essere utilizzati anche da chi non è ancora in grado di rispettare tutte le norme dell’EuGB.

Infine è stata riconosciuta una certa flessibilità in attesa della piena operatività della tassonomia europea sugli investimenti sostenibili. Agli emittenti di un’obbligazione verde europea, infatti, è stato richiesto di destinare ad attività economiche in linea con i criteri della tassonomia almeno l’85% dei fondi raccolti dal titolo e, comunque, di rispettare i requisiti di trasparenza sulla destinazione dell’investimento anche sulla parte restante.  Dal 2024 è entrato in vigore il regolamento che stabilisce le linee guide relative alla tassonomia ambientale europea.