Ecco quali

Lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere e salute. Sono queste le sei aree indagate da EIGE (Istituto Europeo per l’Eguaglianza di Genere) con il Gender Equality Index per capire a che punto siamo in Europa e in Italia in modo da valutare politiche ad hoc. E per la prima volta l’indice, introdotto 10 anni fa, ha rilevato una forte accelerazione sulla parità di genere in Europa e in Italia. Più precisamente la UE ha raggiunto 70,2 punti su 100 mentre l’Italia si è piazzata al 13 posto con 68,2 punti, con il miglioramento più significativo (+14,9 punti dal 2010). Rimangono in testa alla graduatoria paesi come Svezia, Paesi Bassi e Danimarca mentre altri, come Finlandia e Francia, hanno perso delle posizioni: il che vuol dire che i risultati in queste aree non possono essere mai dati per scontati e hanno bisogno di continuo supporto. I progressi registrati riguardano, per esempio, la presenza di donne nei parlamenti e nei cda europei: hanno raggiunto il 33% nel 2023, con una crescita più marcata nei cda (dal 10% del 2010) grazie a mirati interventi legislativi e più moderata nei parlamenti (dal 25% del 2010).

Sul mercato del lavoro a livello europeo, invece, persiste la segregazione di genere e le donne non sono coinvolte a sufficienza per ricoprire i nuovi posti di lavoro generati dalla transizione digitale e verde.

In particolare i miglioramenti registrati in Italia hanno riguardato il fronte della salute e della gestione del proprio tempo, mentre risulta poco brillante l’ambito lavoro (dove dal 2010 l’Italia si colloca sempre all’ultimo posto nonostante i progressi realizzati) mentre i risultati sono negativi (-0,2 punti) per quanto riguarda l’aspetto monetario.

L’EIGE ha inoltre approfondito l’analisi per quanto riguarda il Green Deal Europeo. Per l’Italia si è evidenziato che le donne sono più propense degli uomini a scegliere soluzioni rispettose dell’ambiente. Inoltre è buona anche la presenza di donne nelle commissioni parlamentari su ambiente e cambiamenti climatici: in Italia pari al 40% rispetto ad una media europea del 30%. Poco rappresentate, infine, le donne italiane negli studi in scienze e tecnologie naturali (solo il 40% di laureate in questi ambiti nel 2021) e nei settori dei trasporti (solo il 20% degli occupati è donna nel 2022) e dell’energia (26%).