Quanto costa in termini di PIL il cambiamento climatico? Gli scenari economici a fronte di un riscaldamento globale superiore ai 2°C sono al centro del rapporto di S&P Global Ratings “Lost GDP: Potential Impacts Of Physical Climate Risks” secondo il quale entro il 2050 potrebbe andare perso il 4,4% del PIL globale, con un aumento delle perdite economiche legate ai rischi climatici. Per alcune aree del pianeta più esposte, come il Sud Asia, il PIL a rischio potrebbe crescere al 12%. A fare le spese di questa situazione le compagnie assicurative le cui perdite derivanti dalla copertura dei disastri naturali crescono del 5-7% all’anno (dati Swiss Re). L’ONU, inoltre, ipotizza che senza un aumento dell’impegno per la mitigazione i disastri climatici potrebbero aumentare del 40% rispetto al 2015.

Naturalmente le conseguenze non sono uguali per tutti e i paesi con redditi medio bassi sono destinati a soffrirne di più (anche oltre 4 volte rispetto a paesi più ricchi) poiché non sono in grado di investire adeguatamente per aumentare la propria resilienza. A livello globale gli investimenti in adattamento e resilienza sono in ritardo e con un divario finanziario per l’adattamento quantificato in 194-366 miliardi di dollari all’anno, ovvero allo 0,6%-1% del PIL dei paesi in via di sviluppo, dall’UNEP (2023).

I rischi fisici presi in considerazione da S&P sono sette (caldo estremo, inondazioni fluviali, inondazioni pluviali, innalzamento del livello del mare, stress idrico, incendi e tempeste) e la loro diffusione erode sempre più la capacità produttiva dei paesi a seguito di minori investimenti e produttività e di più elevati tassi di mortalità e perdite di capitale. Secondo lo studio la relazione tra PIL e aumento della temperatura potrebbe essere non lineare, con un aumento marginale della temperatura tanto più costoso quanto maggiore è il livello di partenza della temperatura. Le disparità economiche ed istituzionali giocheranno un ruolo chiave nella capacità di ripresa dei singoli paesi e la metodologia di valutazione della vulnerabilità di un paese a questi rischi si basa sull’esposizione, sulla quota di PIL a rischio e sulla prontezza della capacità di risposta che permette di ridurre il danno economico (come per esempio impianti di desalinizzazione in alcuni paesi arabi contro lo stress idrico).

In conclusione, gli investimenti in adattamento sono destinati a crescere a causa dell’aumento dell’intensità e della frequenza dei fenomeni climatici estremi e in particolare per i paesi più poveri la via per una economia sostenibile è tortuosa.